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Un tango per tutte le stagioni: il concerto di Alessandro Quarta per la rassegna ‘L’ARTE E’VITA’

by Paola Cecchini


Mi manca il palcoscenico come l’aria!...

Mi manca lo sguardo del pubblico…

Mi manca il respiro del pubblico

Mi manca fare l’amore con la musica sul palco

Mi mancano i concerti che sono la mia vita

Mi manca l’aria…

Mi manca il mio lavoro

Mi manca sentirmi un lavoratore

Mi manca quello che sono perché quello che sono, lo devo alla musica, all’arte! Senza di essa, senza essere me stesso sul palco emozionandomi per emozionare il pubblico, non sono niente…

Mi manca l’unico motivo per il quale vivere: in funzione di essa avrebbe senso anche la vita stessa. La mia vita al servizio della Musica!


Mi colpì molto il grido di dolore che nell’aprile 2020 il violinista salentino Alessandro Quarta lanciò attraverso la pagina del suo social, dopo aver promosso la petizione ‘L’ARTE E’ VITA’, divulgata da Danilo Rossi (prima Viola Solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala), unitamente al violoncellista Mario Brunello e all’attore Alessio Boni.

La petizione (27.000 firme in pochi giorni) sottolineava diverse situazioni:

- che lo streaming (sostenuto e sbandierato da più parti) non può mai sostituire lo spettacolo dal vivo, dato che- come dice la parola stessa- deriva da ‘stream’ (corso d’acqua, ruscello) mentre l’arte ‘è un fiume in piena’;

- che l’artista ha bisogno della presenza del pubblico ed il pubblico ha bisogno dell’energia dell’artista: ‘Un violino Stradivari porta con sé la storia del suo suono. Nato in un bosco, non potrà mai essere riprodotto fedelmente da nessuna tecnologia. E allo stesso tempo lo spettatore digitalizzato non è paragonabile a quello dal vivo che, appunto, vive l’opera d’arte insieme a chi, in quel momento, la sta creando’;

-che i lavoratori dello spettacolo dal vivo, i cosiddetti ‘intermittenti’, stavano vivendo una situazione economica seriamente compromessa a causa dell’isolamento provocato dalla pandemia e necessitavano di urgenti provvedimenti governativi.


Dal Lucerna Festival il giorno di Ferragosto 2020 Danilo Rossi - da buon romagnolo e senza tanti inutili giri di parole - replicò in modo forte e chiaro l’atto di accusa verso coloro (‘sindacati, direttori artistici, professori d’orchestra a tempo indeterminato e comunque, a tutti coloro che hanno lo stipendio garantito’) che nel frattempo nulla o quasi avevano fatto a favore dei lavoratori suddetti (circa 600.000 unità) al tempo senza alcuna retribuzione: nonostante avessero sempre versato i contributi per il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), si trovavano esclusi dalla maggior parte delle misure di sostegno previste dal decreto ‘Cura Italia’.


Di certo ‘la primissima Viola della Scala’- come l’ha definito il famoso direttore d’orchestra Zubin Metha- non si è mai fermato nel sostegno alle proprie idee, tanto che il mensile ‘Classic Voice’ l’ha inserito -accanto al presidente del ‘Festival di Salisburgo’ Helga Rabl-Stadler, al sovrintendente del Teatro ‘La Fenice’ Fortunato Ortombina, al sovrintendente del ‘Macerata Opera Festival’ Luciano Messi, alla coppia che guida il Maggio Musicale Fiorentino Alexander Pereira-Zubin Mehta, nonché ai direttori Riccardo Muti e Antonio Pappano -tra i dieci personaggi più rilevanti del mondo musicale 2020, definendolo ‘voce isolata ma potente…un ribelle positivo, che ha rovesciato il clichè dell’orchestrale passivo, richiamando la Scala ai suoi doveri di teatro-guida’.


In effetti ‘la musica non si è mai fermata in questo periodo buio: non abbiamo mai sospeso la nostra creatività, non abbiamo mai smesso di riflettere sul tempo presente, come se - sotto le macerie di questa guerra ancora da combattere e da soffrire - i costruttori di bellezza siano stati e siano ancora impegnati a creare il mondo che verrà’-ha commentato Rossi alla stampa.


Volendo rappresentare un inno alla riapertura degli spazi teatrali e musicali, l’espressione ‘L'ARTE È VITA’ è diventata un motto.

Sotto questa egida si è svolto nel giugno 2020 ad Arte Sella di Borgo Valsugana (Tn) ‘Esercizi e Variazioni’, un raffinatissimo recital musicale in cui le ‘Variazioni Goldberg’ di J.S.Bach sono state associate agli ‘Esercizi Letterari’ di R. Queneau.

Sul palco i 4 ‘Moschettieri’ (Rossi, Quarta, Brunello, Boni) che replicarono

l’evento il 1°luglio successivo a Forlì inaugurando il cartellone estivo della rassegna musicale patrocinata dal Comune e dalla neonata Associazione ‘ForlìMusica’ (costituitasi tramite la fusione degli ‘Amici dell’Arte’ con l’Associazione ‘Maderna’).

In tale occasione fu aperta al pubblico l’Arena ‘San Domenico’ (nome finora conosciuto ai più per gli splendidi musei che visitiamo ogni anno per ammirare prestigiose mostre di pittura e fotografia).


Nei nove spettacoli che compongono il cartellone ‘L’ARTE E’ VITA’ 2021 le parole si intrecciano con la musica classica, contemporanea e jazz ed abbracciano effetti visivi e computer sound: una vera contaminazione di suoni, immagini ed effetti scenici.

Ora, se c’è qualcuno che ha fatto delle contaminazioni musicali il suo credo, essendo capace di mixare i più diversi stili fino a confluirli nel rock, questi è proprio Alessandro Quarta, definito ‘il più classico del violinisti rock, il più rock dei violinisti classici’ o come qualcuno ha azzardato ‘il violinista che con le sue incendiarie escursioni nell’immaginario musicale all around sta cambiando la fisionomia dello stile violinistico contemporaneo’.


Il concerto di cui è stato protagonista il 5 luglio (assieme a lui sul palco l’Orchestra d’archi Maderna) ha per titolo ‘Un tango per tutte le stagioni’ : racchiude Le quattro Stagioni di Antonio Vivaldi e dieci brani di Astor Piazzolla di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita, avvenuta a Mar del Plata l’11 marzo 1921.

Inevitabile il confronto fra Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741) e Piazzolla: il concerto rappresenta un autentico ponte musicale tra due secoli, un viaggio che, partendo dal capoluogo veneto e passando dal cuore dell’impero asburgico, conduce fino alla Baires del Novecento.

C’è chi ha scritto che Vivaldi fosse un grande musicista ‘pop’, sotto il profilo ritmico:

‘Anche quando è molto melodico, il Prete Rosso (come era chiamato per il colore fulvo della sua capigliatura) presenta un impulso ritmico costante, quasi un movimento di danza, che lo avvicina alla musica leggera. Accostando le due musiche lo si nota molto bene’, nonostante le differenze tra due musicisti opposti, di periodi diversi, rimangano enormi.


La parte argentina del concerto è un treno da cui non si vorrebbe mai scendere, attraverso un paesaggio pieno di colori che racconta la passione di un incontro, la tristezza della solitudine, il ricordo di una persona cara, un’esperienza deludente da cancellare, il fuoco vivo di un amore, la profonda oscurità della lontananza… sentimenti che tutti abbiamo vissuto o vivremo sicuramente (di questo sono certa).

Astor e Alessandro irrompono con ‘Chau París’ (saluto accorato e nostalgico alla grandeur della Ville Lumière) e continua con ‘Cité Tango’ (che dipinge i suoi anni negli Stati Uniti), ‘Río Sena’ (con le sue dame infide e maliziose che passeggiano lungo le rive del fiume), ‘Oblivion’ (in cui viene esposta magistralmente tutta la ricchezza espressiva del tango), ‘Adíos Nonino’ (dedicato al padre e composto alla notizia della sua scomparsa)…e poi ‘Jeanne y Paul’, ‘Fracanapa’, ‘Years of solitude’, ‘Muerte del Ángel’, fino ad una straordinaria interpretazione del celeberrimo ‘Libertango’, a confermare l’eccezionale vena esecutiva del solista, in gran forma dopo l’obbligata parentesi della pandemia (a malapena immagino quanto ne avrà sofferto!) che lasciano l’ascoltatore davvero ammaliato.


Picasso diceva che ‘L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni’ e George Bernard Shaw rifletteva che ‘Si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l’arte per guardarsi l’anima’.

Non ce lo dimentichiamo: L’ARTE E’ VITA!